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Le ereditiere

Cast, Crew, Infos - Cinema

Titolo originale
Las herederas
Sceneggiatura
Marcelo Martinessi
Interpreti
Ana Brun, Margarita Irún, Ana Ivanova, Nilda Gonzalez, María Martins, Alicia Guerra, Mecha Armele, Ana Banks, Beto Barsotti, Rossana Bellassai, Clotilde Cabral, Natalia Calcena, Raul Chamorro, Norma Codas, Regina Duarte.
Anno
Durata
97

Della cinematografia paraguaiana si sa quasi nulla, anche perché il paese, con meno di 7 milioni di abitanti, ha pochi prodotti realizzati da cineasti locali. La ragione principale è che questa terra senza pace è stata sempre caratterizzata da una miriade di sommosse e di colpi di stato, sino al 1989 ha subito una dittatura filostatunitense con Alfredo Stroessner, è stata governata dal 2008 per quattro anni dall’ex vescovo Fernando Lugo.

Difficile pensare al cinema senza rischiare ritorsioni se quanto realizzato non piace a qualche potente, quasi impossibile trovare i fondi per girare un film. Soprattutto negli anni della dittatura, il cinema e la libertà dei giornali e della televisione erano inesistenti. Qualche documentario, TV propagandistica, quotidiani che erano fatti dai burocrati del Partito al governo, consigliato dagli Stati Uniti come dire tutto era in mano soltanto ad un uomo. Prima del film di Marcelo Martinessi, presentato con successo alla Berlinale, si ricordano pochi titoli che hanno avuto un minimo di risalto internazionale: Hamaca paraguaya (2006) di Paz Encina presentato al Festival di Cannes, 7 cajas (2012) di Juan Carlos Maneglia e Tana Schembori., Latas Vacías (2014) di Hérib Godoy, Luna de Cigarras (2014) di Jorge Diaz de Bedoya. L’opera prima di Marcelo Martinessi ha anche valore sociale oltreché culturale e offre la speranza che finalmente il paese riesca ad avere una certa stabilità politica. Non è un film politico – sarebbe davvero stato troppo rischioso – e la storia è ambientata in un ben identificato periodo storico: questo per evitare citazioni e riferimenti. La storia potrebbe essere ambientata ovunque, non necessariamente in Paraguay. Ha la capacità di raccontare con credibilità e semplicità una vicenda che dice più del Paraguay di quello che ci si possa immaginare. Il cineasta aveva dimostrato col suo corto The Lost Voice (2016) di essere più che una promessa, tanto da essere insignito a Venezia del Premio Orizzonti. Gli uomini erano molto più inquadrati che le donne, erano queste ultime, vivendo il microcosmo della famiglia, vale a dire un’esistenza in cui la casa dava una certa libertà, erano in grado di scrivere pagine della vita del Paese. La popolazione era ed è nettamente divisa tra i benestanti e le persone che alle volte non hanno un tetto sulla testa. Marcelo Martinessi si occupa di questa borghesia che era il suo mondo di riferimento. 45 anni, ha vissuto senza troppi traumi la dittatura e l’alternarsi di situazioni politiche instabili attraverso la presenza rasserenante delle donne della sua famiglia. Qui racconta di signore anziane, di persone che hanno la cameriera e che occupano le loro giornate in lunghe partite di carte. Le sue protagoniste sono due donne sulla sessantina che vivono assieme da 30 anni e che hanno le tenerezze tipiche, soprattutto Chiquita, di una coppia legata dall’amore. Vivono una vita quasi agiata – sono entrambe ereditiere – con il lusso di una vecchia Mercedes 240 diesel appartenuta al padre di Chela, e di una cameriera inesperta e analfabeta ma che permette loro di non sfigurare con le amiche. Tutto bene fino a quando, ormai piene di debiti, Chiquita non finisce in carcere con l’accusa di truffa. In quel momento Chela, che mai aveva lavorato in vita sua, accetta di accompagnare in macchina una vicina ad un tè e, quasi senza accorgersene, diviene tassista del gruppo di anziane amiche. Visite in carcere, ma anche l’incontro con una donna più giovane che le fa capire qualcosa di quel mondo che lei in tanti anni mai aveva frequentato rimanendo sotto una campana di vetro che la proteggeva ma anche la limitava. Per oltre un’ora il regista piazza la macchina da presa nei vari angoli della casa, o all’interno dell’auto, quasi per spiare la vita delle sue attrici: mai un movimento, sono gli interpreti che entrano ed escono dall’inquadratura. Quando il personaggio della donna più giovane acquista importanza, il regista si concede riprese in movimento, quasi a volere sottolineare che l’apatia della vita di Chela sta lasciando il posto alla vita vera, fatta anche di un bicchiere di vino bevuto in un bar o del piacere di truccarsi. Inizia a capire che fino ad allora lei non aveva mai fatto nulla, per sé stessa e per gli altri. Vincitore a Berlino del Premio FIPRESCI e del Palmares per la migliore attrice protagonista assegnato ad Ana Brun, è un decoroso film da Festival in cui contano più le intenzioni che non il risultato.



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opinioni autore

 
Le ereditiere 2018-10-20 14:41:29 Umberto Rossi
Giudizio complessivo 
 
7.0
Opinione inserita da Umberto Rossi    20 Ottobre, 2018
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