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Final Portrait - L'arte di essere amici Final Portrait - L'arte di essere amici

Final Portrait - L'arte di essere amici

Cast, Crew, Infos - Cinema

Titolo originale
Final Portrait
Sceneggiatura
Stanley Tucci tratto dall’autobiografia Un ritratto di Giacometti di James Lord – Nottetempo Editore – Collana Ritratti – pagg. 186 – Euro 13,00.
Interpreti
Geoffrey Rush, Armie Hammer, Tony Shalhoub, Sylvie Testud, Clémence Poésy. James Faulkner, Attila G. Kerekes, Philippe Spall.
Nazionalità
Anno
Durata
90

Stanley Tucci, qui alla sua quarta regia di lungometraggi, aveva già realizzato e anche interpretandolo Il segreto di Joe Gould (Joe Gould's Secret, 2000) in cui un giornalista scopre un eccentrico scrittore e lo porta verso la fama e il successo. Lì aveva scelto una narrazione più da commedia, qui ha prediletto i temi del disagio, dell’insofferenza, dell’autodistruzione, del dramma in una costruzione molto curata ma non completamente riuscita.

Pensato ed iniziato a scrivere al termine del biopic sullo scrittore statunitense, il film ha richiesto tempi lunghissimi in fase preliminare tanto da essere realmente operativo una quindicina di anni dopo. Il regista ha in parte riscritto la sceneggiatura, ha ridotto il numero dei personaggi, ha praticamente ambientato tutto nell’atelier dell’artista svizzero realizzato negli studi britannici e a Londra – con pochi interventi dell’art director – ha inventato la Parigi dei primi anni ’60. Sempre per contenere i costi le riprese sono durate solo 4 settimane. In effetti, questa scelta minimalista, forse è stata pensata come cifra artistica ma sicuramente è stata imposta anche dalla necessità di risparmiare. Tutto ciò ha permeato il film di un tono di tristezza che nemmeno alcune battute inserite nella sceneggiatura per rendere più leggera l’atmosfera riesce a scalfire. Anzi, questo tentativo di creare toni da commedia inseriti nella biografia di Alberto Giacometti (1901 – 1966) riducono ogni cosa ad un livello epidermico che non riesce a soddisfare chi, forse, voleva sapere qualcosa di più di questo artista svizzero che ha ottenuto grande successo ma che ha continuato per tutta la vita in un’opera di autodistruzione. Nei novanta minuti si apprezzano valide interpretazioni, le curatissime immagini, le ricostruzioni ma non certo il racconto privo di un minimo di emozione. Protagonista assoluto è Geoffrey Rush che in maniera quasi maniacale cerca di clonare sia la figura fisica che le movenze di Giacometti. È un po’ istrionico – forse troppo – ma sicuramente molto bravo nel raccontare del disordine in cui vive, soprattutto quello che staziona nel suo cervello. Interessanti le performance delle due comprimarie. Sylvie Testud è la sottomessa moglie che accetta di non essere più sua modella preferita, che è vestita di stracci e vive in povertà convivendo con un artista riconosciuto – e gratificato finanziariamente – praticamente tutta la sua vita. È vestita di colori neutri e sullo sfondo del grigio atelier sparisce. Più facile apparire per Clémence Poésy a cui è affidata la luminosa prostituta, amante della bella vita e vestita di colori accesi. Attraverso di lei si racconta l’anima più allegra dell’artista, l’altra parte della sua identità che lo porta a frequentare bistrò pieni di vita in cui si ubriaca assieme a ragazze disponibili, tradendo ambedue le donne che gli stavano al fianco. Bella la fotografia tendente al monocromatico – inizialmente il regista aveva pensato al bianco e nero – che rende molto bene le atmosfere. La firma del fotografo Danny Cohen, eclettico ed attivissimo non solo in Gran Bretagna e, tra l’altro, autore delle immagini degli ultimi tre film di Stephen Frears. Il film è ispirato all’autobiografia di James Lord, Un ritratto di Giacometti, soprattutto un diario delle 18 sedute necessarie per ritrarre lo scrittore in un dipinto che non soddisface mai l’Artista. Lo stesso scrittore era riuscito a divenire amico di Pablo Picasso e di Dora Maar. Ricco, giovane, colto, anche mercante d’arte, aveva scelto come sua residenza Parigi dove è morto nel 2009. Il film racconta e sedute nell’atelier e vive della contrapposizione dei due personaggi.



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opinioni autore

 
Final Portrait - L'arte di essere amici 2018-02-11 11:08:15 Umberto Rossi
Giudizio complessivo 
 
6.0
Opinione inserita da Umberto Rossi    11 Febbraio, 2018
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