The Confession

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The Confession

Ultimo dei cinque spettacoli inseriti nell’ambito della XXIV edizione della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, The Confession è sicuramente uno dei più riusciti sia per la qualità del testo che per l’ottima regia del trentanovenne Simone Toni, enfant prodigé del teatro italiano. Nato e cresciuto all’ombra del Piccolo di Milano, a 20 anni era già sul palcoscenico tra gli interpreti de Socrate messo in scena da Gigi Proietti e La vita è sogno di Pedro Calderón de la Barca diretto da Luca Ronconi; con quest’ultimo si è creato un rapporto speciale che è scaturito in Amor nello specchio, scritto da Gian Battista Andreini, dove è coprotagonista di Mariangela Melato. Oltre a tante altre esperienze con diversi registi, nel 2004 affianca Ronconi non più solo nelle vesti di attore, ma anche di aiuto regista, in occasione dell'allestimento del dramma di Arthur Schnitzler Professor Bernhardi. Moltissime le loro collaborazioni, e per Toni l’inizio di un percorso artistico di primo piano.

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Teatro Nazionale di Genova

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Rob

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Rob

Quarto dei cinque spettacoli inseriti nell’ambito della XXIV edizione della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, Rob è il testo più impegnativo visto fino ad ora, con una drammaturgia complessa e lo sviluppo narrativo che pesa unicamente sulle spalle del giovanissimo e bravo Simone Cammarata in un tour de force di 90 minuti; come unico supporto ha il particolare sound creato da Taru (Ruggero Lambo) che sottolinea e crea stacchi tra un personaggio e l’altro. E’ il primo monologo per il ventiquattrenne siciliano, fresco della Scuola del Teatro Stabile che aveva già fatto bene lo scorso anno ne Il cerchio Rosso di Vitaliano Trevisan con la regia di Massimo Mesciulam: ma in quella occasione sul palcoscenico aveva altri quattro compagni di ventura. 

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Teatro Nazionale di Genova in collaborazione con Onassis Stegi

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Sono come voi, amo le mele

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Sono come voi, amo le mele

 

Terzo dei cinque spettacoli inseriti nell’ambito della XXIV edizione della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, Sono come voi, amo le mele è una commedia a tratti molto divertente che tratta di temi a dire poco drammatici, attraverso un dialogo che avviene tra tre ex first Lady di autentici dittatori, il tutto prima di una conferenza stampa che dovrebbe presentare un ipotetico film su di loro. Il titolo della commedia si riferisce a uno scritto di Muammar Gheddafi: l'ex dittatore libico si presentava come un sovrano solitario che viene ingiustamente perseguitato dal popolo. Qui la frase è detta dalla vedova del ex presidente tunisino Ben Ali. Le donne sono fedeli al cliché che ha caratterizzato fino ad allora la propria vita e si pasciono della loro appartenenza politica, anche dopo essere state destituite. L’ironia entra immediatamente in scena quando le tre signore iniziano a scambiare qualche parola come fossero borghesi vicine di casa; ma i loro pettegolezzi riguardano  argomenti un po’ particolari quali feste con Stalin e baci di Mao, collezioni di scarpe (la Marcos ne possedeva più di 3000) e reggiseno antiproiettile. Ma questa apparente familiarità dura ben poco. Col passare del tempo diventano sempre più violente, difendendo e glorificando il loro passato fatto di azioni crudeli, volendo dimostrare alle altre la liceità del loro comportamento; non solo, di essere superiori alle altre e di avere ancora l’amore del popolo. Personaggio centrico, comicamente grottesco, è il traduttore che dovrebbe traslare ogni cosa in maniera precisa ma ben presto, nel timore di potere fomentare qualcosa che rischia di divenire un incidente diplomatico, inizia ad inventarsi situazioni completamente differenti che utilizza per censurare le frasi fin troppo dirette, farcite di insulti di ogni tipo. L’uomo alla fine non può che soccombere, non riuscendo a mantenere sotto controllo uno scontro che potrebbe cambiare le sorti del mondo. Per intendere la comica drammaticità dei dialoghi basterà citare Margot, moglie di Erich Honecker, che chiede innocentemente Cosa posso fare se qualcuno è tanto stupido da scavalcare il muro?, le altre rispondono con altre perle di saggezza di questo tipo, facendo sorridere e, nello stesso tempo, rabbrividire per la perfidia che emerge. Sono come te, amo le mele è la quinta commedia scritta dalla Walser ed è stata presentata a Mannheim nel 2006. L’edizione italiana si avvale dell’ottima regia di Barbare Alesse che descrive le sue tre protagoniste geni del male ma simpatiche ed affascinanti. Forse il traduttore è visto in maniera fin troppo grottesca, ma considerato che è alla mercé di tre donne dominatrici ogni cosa detta e fatta potrebbe essere possibile. Cristiano Dessì, diplomatosi alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova nel 2009, anche per scelte registiche domina il palcoscenico divenendo autentico mattatore. Brave anche Ernesta Argira, Lisa Galantini e Irene Villa perfettamente affiatate e in grado di fornire la giusta intensità ai propri personaggi.

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Estate in dicembre

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Estate in dicembre

Secondo dei cinque spettacoli inseriti nell’ambito della XXIV edizione della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, Estate in dicembre è un ottimo esempio di commedia popolare in cui i personaggi riacquistano il loro valore all’interno della storia narrata, con un modo intelligente di unire il dramma a momenti di particolare divertimento. Tre generazioni di donne sul palcoscenico, l’incontro scontro tra le loro personalità, un ritratto assolutamente credibile che coinvolge emotivamente lo spettatore. È la storia di una famiglia segnata dall'assenza del padre in cui vivono donne che cercano disperatamente di separarsi, ma rimangono unite per l’impossibilità di avere un distacco definitivo. E’ una vera e propria riflessione sui conflitti generazionali vissuti da persone che si amano ma continuamente si rimproverano soprattutto perché sono insoddisfatte della vita che interpretano, non si accettano e fanno cadere questo peso su chi le attornia. 

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Bashir Lazhar

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Bashir Lazhar

Primo di cinque spettacoli inserito nell’ambito della XXIV edizione della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, fiore all’occhiello del Teatro Nazionale di Genova nell’ambito della proposta di nuove tendenze nel teatro, Bashir Lazhar è commedia scritta da Evelyne de la Chenelière nel 2002 quando aveva 27 anni. Attrice, commediografa, scrittrice artisticamente francese, ha inserito in questo testo temi a dire poco drammatici in cui i personaggi mai si piangono addosso, in cui la vita si affronta senza paura per evitare di essere schiacciati. Nel 2011 la commedia era stato fonte ispiratrice del bel film Monsieir Lazhar che ha rappresentato il Canada agli Oscar, diretto da Philippe Falardeau e interpretato dal comico algerino Mohamed Saïd. 

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Mostra Luzzati

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Mostra Luzzati

Si è inaugurato nel Sottoporticato del Palazzo Ducale di Genova Labirinto Luzzati, la mostra antologica dedicata al grande artista genovese che sarà aperta fino all’inizio di novembre.
Dopo la chiusura del Museo a Porta Siberia per evitare che i materiali non siano più visibili il Comune ha voluto ed appoggiato questa mostra curata da Sergio Noberini e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per Cultura assieme alla Lele Luzzati Foundation: in attesa di una collocazione definitiva si possono ammirare alcuni dei pezzi più interessanti.

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Come sono diventato stupido

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Come sono diventato stupido

Martin Page, a 26 anni, ha debuttato nel mondo della narrativa con un libro originale che fa anche sorridere, a tratti dal taglio autobiografico. Parte da una idea tutt’altro che banale – l’uomo che trova nella propria intelligenza un limite per essere accettato da sé stesso e dagli altri – per sviluppare una storia in cui il tono ironico non nasconde la drammaticità di quanto raccontato. Il protagonista, un venticinquenne con intelligenza analitica scollata da una realtà emotiva, tenta di trovare certezze attraverso i libri, la conoscenza, un insieme di nozioni che lo rinchiudono nel lager della cultura.

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Teatro Binario 7, Monza

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Scene da un matrimonio

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Scene da un matrimonio

Andrei Konchalovsky ha ridotto in un paio d’ore il noto film di Ingmar Bergman (169 minuti) nato dalla miniserie televisiva che comprendeva sei episodi (300 minuti). Ambientato nella Roma degli anni ’70, racconta di un professore universitario apparente innamoratissimo dalla bella moglie russa e del loro rapporto che tra alti e bassi dura ormai da 15 anni.

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Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival, Napoli Teatro Festival Italia

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Spoon River (a)

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Spoon River (a)

Si sposta la tenda, si apre un mondo incantato, si entra in una realtà parallela evidenziata da pochi elementi scenici, si inizia a respirare un’aria di magia. Spoon River è un insieme di emozioni impossibili da raccontare perché devono essere vissute nello spazio creato da Marcello Chiarenza assieme al regista. Quattro attori e sei danzatori – ma spesso il confine tra recitazione e danza non viene rispettato – danno vita ad un insieme di monologhi in cui i morti raccontano senza pudori la loro vita non sempre priva di lati negativi.

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TEATRO NAZIONALE DI GENOVA in collaborazione con DEOS

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Nessuna pietà per l'arbitro

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Nessuna pietà per l'arbitro

Nella penombra del palcoscenico si intravvedono delle figure, tutte sedute, che creano un incalzante ritmo palleggiando con bravura. Il Basket è il collante di tutta la drammaturgia, è forse l’unico punto in comune di una famiglia allargata in cui una donna di 35 anni ha avuto un figlio ora ventenne, il marito suo coetaneo sta per diventare padre a sua volta e il giovane figlio di primo letto non riesce a trovare un lavoro per il suo carattere irascibile.

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Centro Teatrale MaMiMò

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