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banner2015A Oporto, città barocca considerata la capitale del nord del Portogallo, venerdì 27 s’inaugura la 35° edizione del Fantasporto, uno dei più prestigiosi Festival di cinema fantastico. Diretto dal poliedrico Mario Dorminsky: architetto, scrittore, giornalista, storico del film, il Festival si svolge durante dieci giorni al Rivoli Teatro Municipal coinvolgendo la città in una lunga festa che si concluderà sabato 7 marzo. Circa duecentocinquanta i film in catalogo, tra corti e lungometraggi, tutti inediti in Portogallo eccettuate retrospettive e omaggi. Cinquanta i paesi ospiti i cui film sono distribuiti su dieci sezioni.

Quattro quelle di concorso con giurie internazionali: Cinema fantastico, Semana dos Realizadores, Orient Express, Cinema Portugués. I film portoghesi, che coinvolgono anche le scuole di cinema, sono sessanta: 51 corti e 9 lungometraggi. Invitato d’onore Orson Welles nel centenario della nascita con una copia brand new di Quarto potere (Citizen Kane, 1941) La retrospettiva, invece, è dedicata a Fred Astaire e Ginger Rogers con una sfilza di film capitanati da Cappello a cilindro (Top Hat, 1935) che compie ottant’anni. Per l’inaugurazione è stato scelto un film presentato al Festival di Toronto: Hae moo (Nebbia marina) di Sung-bo Shim (Corea del Sud), per il Gala di chiusura, Patch Town (Città rattoppata) di Craig Goodwill (Canada). Molte le anteprime mondiali in concorso. The Hoarder (L’accaparratore) di Matt Win (U.K.), Liza, a rókatündér (Liza, la volpe folletto) dell’ungherese Károly Ujj Mészáros, Awaiting (In attesa) di Mark Murphy (U.K.), Be my Cat: a Film for Anne (Sii il mio gatto: un film per Anna) di Adrian Tofei (Romania), III di Pavel Khvaleev (Germania/Russia). Fuori concorso ci saranno Gliese 581 di Rianne Haak (Olanda), Suspension (Supervisione) di Joffrey Lando (Canada), The 2nd Reign of Night (Il secondo regno della notte) di Antoni Solé (Spagna), Heavenly Sword di Gun Ho Jang (Usa). In diretta dal Berlin Independent Film Festival arriverà Hungerford di Drew Casson (U.K.), dal Festival di Mar del Plata: Jorge y Alberto contra los demonios neoliberales (Jorge e Albero contro i demoni neoliberali) di Los Hermanos Quintana (Argentina/Brasile). Tra le anteprime europee Handy (Cellulare), il film di Vincenzo Cosentino interpretato da Franco Nero. Ao oni di Daisuke Kobayashi (Giappone), Hunger Z (Fame Z) di Naoto Tsukiashi (Giappone) e due film filippini: Dementia (Demenza) di Perci M. Intalan, Chuldren’s Show (Lo spettacolo di Chuldren) di Roderik Cabrido. Infine, proveniente da molti Festival extraeuropei, Sonyeogoedam (Lutto grave) di In-chun Oh (Corea del Sud) e l’inedito inglese di appena 40 minuti Dog (Cane) di Robin Schmidt.


600posterIn concorso è stato presentato il film di un regista poco più che ventenne, l’inglese Drew Casson, anche attore protagonista, che nel 2013 si era fatto conoscere in Tv con Divinity: The Web Series. Hungerford, nome di una piccola città, è sotto attacco. Fulmini caduti su una fabbrica abbandonata provocano reazioni imprevedibili. Quattro compagni di liceo che stanno festeggiando la maturità durante un weekend vengono assaliti da un giovane invasato. Per non soccombere sono costretti a ucciderlo. Dalla bocca dello sconosciuto esce un enorme insetto, neutralizzato con una coltellata. Il seguito è prevedibile: non era un fulmine quello abbattutosi sulla fabbrica, ma l’incursione di forze aliene che stanno trasformando gli abitanti in morti viventi. I quattro amici si armano e si preparano a combattere. Il film dura settantanove minuti, ha pochissime idee e tutte già sfruttate dal cinema di genere, ma va riconosciuta al giovane cineasta la rapidità del montaggio e l’approccio realistico a un’ipotesi fantascientifica.
deadly-virtues-love-honour-obeyDalle parti di Michael Haneke, invece, Deadly Virtues (Virtù mortali) dell’olandese Ate de Jong, che ha da poco passato la sessantina. Dal cineasta austriaco prende in prestito il soggetto: uno sconosciuto si introduce nell’appartamento di una giovane coppia durante il fine settimana. Sorpreso nel corso di un rapporto sessuale, il marito viene tramortito, legato e messo nella vasca del bagno. Lo sconosciuto, armato di arnesi per tagliare le dita del malcapitato o per strappargli i denti, tiene sotto ricatto la giovane moglie. Se non vuol recar danno al marito, la donna deve concedere all’estraneo la stessa attenzione e gli stessi favori che è solita elargire al marito. Forse non le sarà richiesta una relazione sessuale completa, ma dovrà comunque stare al gioco della sposina modello che si prende cura del marito. Piccole ribellioni della donna, tuttavia, recheranno danni al marito nell’allucinante microcosmo dominato dalla follia del maniaco. Il risvolto finale prende poi un’altra direzione con il regista che tenta, inutilmente, di nobilitare con uno sberleffo il gioco al massacro. Interpretato da Edward Akrout, Matt Barber, Megan Maczko, il film dura ottantasette minuti e si avvale del suggerimento di Michael Haneke per confezionare un prodotto commerciale a forti tinte con sfumature di facile erotismo.
El-RayoPiù interessante il testo proposto da due registi spagnoli, Ernest De Nova e Fran Araujo, alla loro seconda regia insieme e al loro terzo film, Hassan’s Way (Il raggio), visto nella sezione Semana dos Realizadores. Già passato per i Festival di San Sebastiàn e Rotterdam, e interpretato da Hassan Benoudra, il film racconta di un giovane papà marocchino che dopo tredici anni di lavoro in Spagna decide di tornare a casa. Dal nord della Penisola Iberica, dove ha svolto decine di lavori, dalla raccolta della frutta al meccanico, vuol tornare in Marocco su un trattore d’occasione che potrà utilizzare per lavorare alcune terre di famiglia. Deve però affrontare un problema: al vecchio trattore non è permesso il transito sulle principali strade. Dovrà fingere, mappa alla mano, di recarsi per lavoro da un paese a uno vicino e superare così i controlli stradali. Il viaggio sarà lungo, pieno di imprevisti e di incontri nei quali emerge l’esperienza e la filosofia dell’emigrante. Quando gli chiedono che differenza c’è tra la Spagna e il Marocco, lui risponde: nessuna. Non c’è più lavoro in nessuno dei due paesi, e tanto vale tornare in famiglia e sistemare le cose di casa. Odissea moderna, simbolica di decine di casi simili, si svolge all’insegna delle leggerezza seppure con un approccio realistico non privo di spunti poetici. Dura ottantacinque minuti.


MV5BMTYxNjk0Nzg5N15BMl5BanBnXkFtZTgwMDgyNjM1MjE. V1 SX214 AL Dalla passione per il cinema alla follia, questo in sintesi il percorso del protagonista del film rumeno Be my Cat: a Film for Anne (Sii il mio gatto: un film per Anne) di Adrian Tofei presentato al festival. Opera prima di un giovane che viene dal teatro, dove ha scritto, interpretato e diretto con successo lo one man show Il mostro, è dedicata all’attrice Anne Hathaway. Finzione vuole che il regista selezioni tre giovani attrici rumene per farle dei provini. A turno devono impersonare il personaggio della star americana concorrendo a comporre un pre-film che il regista vuole inviarle per testimoniarle il suo talento di cineasta. Non solo, ma durante tutta la lavorazione del film, il cineasta si rivolge direttamente a lei in numerosi primi piani sottolineando in maniera maniacale la sua ammirazione. Lungo centonove minuti, il film si apre con il giovanotto in casa con la madre che spiega agli spettatori che non avendo lì spazio sufficiente per filmare, ha preso in affitto un piccolo hotel dove, col permesso della polizia, potrà girare un film dell’orrore. Alto, i capelli radi, una parlantina continua e soffocante, il regista accoglie la prima delle tre attrici facendole ripetere numerose volte una scena. Apparentemente normale seppure totalmente immerso nella finzione, mostra i primi segni di squilibrio quando chiede all’attrice di fingere di essere stata narcotizzata. In realtà le fa respirare cloroformio, la veste da donna gatto e la lega. Al risveglio gira una scena con la ragazza terrorizzata che urla poi le da altro cloroformio e la nasconde nella cantina. È una storia all’insegna di amo le ragazze e i gatti, odio i ragazzi e i cani, subito dopo il giovanotto riceve la seconda attrice, una giovane smaliziata alla quale rimprovera qualche chilo di troppo e alla quale farà fare una brutta fine in una scena nella quale dovrebbe fingere un’operazione chirurgica. La terza, una ragazza acqua e sapone, ma pragmatica e scaltra, riuscirà a tener testa all’invasato cineasta che sembra non rendersi conto delle mostruosità che vorrebbe mostrare a Anne per convincerla a interpretare il suo film. Il film è dapprima assillante e ripetitivo, poi trova un suo equilibrio quando la follia diventa manifesta e il racconto si ravviva con spunti ironici e satirici.
10310117 878254128858602 2979023717598391814 nNella Semana dos Realizadores un film francese sembrava destinato a vincere il Premio Manoel de Oliveira, ma dopo quaranta minuti di buon cinema il racconto si è impantanato tra inseguimenti e discoteche per concludersi con un finale aggiunto. L’attore, regista e sceneggiatore Thierry Sebban, al suo terzo film, narra in Pseudonym (Pseudonimo) di un manager separato, padre di due bambine, che sta concludendo, via Internet, un incontro con una sconosciuta, una prostituta di origine serba, la ragazza è al servizio di due criminali che l’adoperano per incastrare persone, che poi sequestrano e sopprimono. La morte delle vittime diventa uno spettacolo pieno di adrenalina per un ricchissimo magnate. Mentre: il malcapitato osserva sul portatile lo spogliarello e le smorfie della meretrice che sta per incontrare, un criminale irrompe nella scena, butta violentemente a terra la donna e, rivolgendosi al manager, lo avverte che sta andando a prenderlo e che se avvisa la polizia, lui uccide la ragazza. Terrorizzato, l’uomo corre per le strade deserte di una Parigi notturna, ma è catturato e portato in un seminterrato. Dopo varie sevizie, riesce a fuggire, E’ un thriller psicologico di settantatré minuti che diventa, nella seconda, parte un testo d’azione, con reiterate scene di inseguimenti da serie Tv, denunciando nel finale che c’è chi paga per assistere alla messa a morte di essere umani.
5484-My Kingdom-LargestUn accenno merita anche il cortometraggio, poco più di quattro minuti, My Kingdom (Il mio regno) dell’americana Debra Salomon. Segnalato da Bill Plympton, racconta con disegni animati la battaglia quotidiana di una signora di New York per difendere il suo spazio privato. All’insegna di questo è il mio spazio, questo è il mio regno: non mi rompete le scatole, mette in scena le divertenti e sincopate peripezie di una donna nella grande città.


PECHORIN poster smallNell’odierna cavalcata del Festival con almeno sei film in concorso, la priorità spetta alla Russia, presente con due titoli. Ispirandosi alla letteratura romantica inizio Ottocento, il cinquantacinquenne di origine ucraina Roman Khrushch, ma appartenente a una famiglia dell’intellighentzia sovietica, ha girato Pechorin traendo spunto dal romanzo Un eroe del nostro tempo (1839 - 40) di Michail Lermontov (1814 –  1841). Tra biografia e romanzo, ma soprattutto l’incontro di cinque racconti, il testo dello scrittore, poeta e pittore, morto a ventisette anni, offre al regista l’occasione di una narrazione pacata con un protagonista mortalmente ferito in battaglia, il quale prima di esalare l’ultimo respiro ricorda i momenti salienti della sua vita. Non proprio quella di un eroe, ma di un figlio del suo tempo dal comportamento sconsiderato e miserabile, donnaiolo incallito, e manipolatore, a volte arrogante e sempre mutevole nei sentimenti. Sorta di alter ego dello scrittore, l’ufficiale Grigory Alexandrovich Pechorin, giace su un carro tirato da un asino. Lo conduce un pastore attraverso il deserto, e tra rari sorsi d’acqua e frequenti barlumi di coscienza il giovane vede affiorare immagini del passato: i colloqui con l’amico medico, la principessa sedotta e poi trascurata, le donne degli altri, le bagarre, i tradimenti e i duelli. Racchiuso in novantacinque minuti e interpretato da Stanislav Ryadinskiy, il film va e viene tra le nebbie del passato che avvolgono visivamente i personaggi del ricordo e il silenzio del deserto ed è filmato nella zona d’ombra dove giace il protagonista. Cronaca di tempi andati dove anche gli eccessi assumono aspetti quotidiani, il film non provoca emozioni ma si lascia vedere come quadri di un’esposizione che scorrono lentamente davanti agli occhi dello spettatore.
MV5BMTQyMDIwNjI4NV5BMl5BanBnXkFtZTgwNTk1NjM4MzE. V1 SY317 CR190214317 AL Poco più che trentenne il regista Pavel Khvaleev, ideatore del progetto musicale Moonbeam e qui al suo secondo film dopo The Random (Il caso) presenta in III un antico paesaggio di stile più tedesco che russo, la cupa vicenda di due sorelle, Ayia e Mirra, in un villaggio sul quale si è abbattuta una malattia sconosciuta. Colpisce la madre, e, dopo la sua morte, la sorella minore Mirra. E’ una sorta di peste. Le autorità isolano i malati. Ayia, per salvare l’altra, si affida al giovane parroco, padre Herman, nella cui casa riesce a nascondere la malata. E qui scopre strani libri i cui trattati esulano dalla tradizione religiosa cristiana. Intuisce che soltanto attraverso un’incursione nella mente malata della sorella potrà conoscere la radice del male e salvarla, ma dovrà passare attraverso un terribile rituale e affrontare i demoni che si agitano nella coscienza di Mirra. Girato su schermo panoramico con l’accompagnamento di musica elettronica per la quale questo autore è internazionalmente conosciuto, il film assomiglia a un delirio di ottantun minuti dipanato sotto i cieli cupi che avvolgono il paese contagiato, e nelle terrificanti visioni dell’ammalata.
MV5BNDQ1NTczMjE4Ml5BMl5BanBnXkFtZTgwMTIyMzY0MDE. V1 SY1200 CR8506301200 AL Agli appassionati di racconti demoniaci segnaliamo il microcosmo di ottanta minuti da incubo descritto nel film americano Another (Un altro) di Jason Bognacki. Interpretato dalla giovane Paulie Redding e da attrici più note quali Maria Olsen e Lillian Pennypacker, la storia descrive le allucinazioni quotidiane e gli incubi notturni di una graziosa farmacista allevata da una donna con poteri speciali. La dottoressa scoprirà che la madre naturale è viva e ha poteri demoniaci e assisterà allo scontro tra le due figure femminili fino alla rivelazione di essere lei stessa imparentata col demonio. Sorta di film psichedelico nel quale deliri quotidiani e incubi infernali sono più frequenti del racconto delle giornate della farmacista, è stato scritto, diretto, filmato, montato e prodotto da dal regista, qui al suo primo lungometraggio, dopo alcuni cortometraggi girati tra il 2008 e il 2010.


Dementia2014posterDalle Filippine sono arrivate due opere prime: Dementia (Demenza) di Perci M. Intalan nella Secçào Oficial de Cinema Fantàstico, e Children’s Show (Lo spettacolo dei bambini) di Roderick Cabrido nella Semana dos Realizadores. Regista, produttore e sceneggiatore, già attivo per la Walt Disney, il primo ha affidato a una delle più famose attrici del suo paese, Nora Aunor, la parte di Mara, una signora sulla sessantina che sembra aver perso la memoria. Per prendersi cura di lei i parenti rientrano dall’America e la portano nel loro residence di Batanes. La giovane coppia, e la figlia adolescente Rachel (Jasmine Curtis), sperano che, riportando la zia sui luoghi della sua infanzia, se ne possano risvegliarne i ricordi e aiutarla a recuperare la memoria. Quel ritorno, invece, fa emergere antichi fantasmi che attraggono la donna verso una scogliera mettendone a rischio la vita. Non solo, ma nella villa isolata e soggetta a frequenti black out elettrici anche la giovane nipote è vittima di incubi che mettono in pericolo la sua incolumità. Un finale a sorpresa chiude i novantotto minuti di un racconto equilibrato ed elegante che, tuttavia, nelle ultime battute ricalca situazioni e stilemi del genere.
Childrens ShowRoderick Cabrido, attore, musicista, regista e produttore, si ispira, invece, a fatti reali per raccontare in maniera quasi brutale la lotta per la vita nell’infernale baraccopoli di Manila. Prende spunto dal restling giovanile (incontri illegali di adolescenti tra i dieci e i quindici anni, in cui l’avversario può essere colpito anche quando è a terra se non si dichiara vinto) per raccontare di due fratelli, allevati dalla nonna e tiranneggiati dal padre. L’uomo, che ora ha un’altra famiglia e che ha fatto morire di crepacuore l’ex moglie, torna spesso nella baracca per estorcere soldi alla madre e al figlio più grande che se li guadagna pericolosamente battendosi in incontri senza esclusione di colpi. Il giorno arriva a casa ubriaco, aggredisce la madre e fa ruzzolare per le scale il figlio più piccolo che tenta di difenderla. Il ragazzo si frattura un gamba, che alcuni giorni dopo in ospedale verrà amputata. E’ la fine dei rapporti col padre, ma quando questi si presenta di nuovo a chiedere soldi e malmena l’altro figlio, questi si ribella, lo uccide con un coltello, lo carica su un risciò e lo getta in una discarica. Ora il giovane dovrà farsi carico della famiglia, ma soprattutto sopravvivere con un segreto difficile da condividere. Interpretato da Allen Dizon e Gloria Sevilla, il film dura ottantanove minuti. Tra film d’azione e incursione neorealista nella miserabile quotidianità dell’immensa periferia urbana, il film informa e intrattiene su una situazione limite anche se largamente frequentata da altre opere.
landmine-goes-click--posterAncora violenza, nella stessa sezione, quella di una finzione fortemente apprezzata da molti giornali statunitensi. Landmine goes click (La mina sta per scoppiare) del georgiano Levan Bakhia un film dilatato in centootto minuti che racconta, in due tempi, un sopruso e una vendetta. Tre giovani campeggiatori americani in Georgia, due ragazzi e una ragazza, chiedono a un conoscente di scattargli una foto di gruppo. Il più giovane mette un piede su una mina ed è costretto all’immobilità per non far saltare tutti in aria. Gli altri due si allontanano per cercare aiuti. In realtà all’amico non interessa la vita dell’altro che era andato a letto con la sua fidanzata. Immobilizzato e in attesa insieme alla donna, è vittima di un cacciatore ubriaco che lo insulta e stupra la ragazza. Quando scoprirà che la mina è disattivata, la ragazza sarà già morta e il cacciatore scomparso. Nella seconda parte, il giovanotto, completamente rivitalizzato, arriva in una dacia georgiana dove il cacciatore sta irrorando un alveare. Si fa ospitare dalla moglie e dalla figlia, e accetta un invito a pranzo sorprendendo l’uomo che non può raccontare la violenza commessa nei confronti dei turisti americani. Tenterà tuttavia di metterlo alla porta, ma il giovane ha già avuto il tempo di preparargli una trappola. Interpretato da Sterling Knight, Spencer Locke e Dean Geyer, il film assume caratteri morbosi nel protrarsi dell’aggressione del cacciatore e illustra una vendetta che mette il giustiziere sullo stesso piano dello stupratore.


cdn.indiewire.comL’Italia è presente al festival con due lungometraggi e con due corti nella Secçào Oficial de Cinema Fantàstico. Dura tre minuti Portrait, video slide di ritratti grotteschi e dilatati di Donato Sansone che ricordano i dipinti di Bacon; dieci minuti, invece, Beauty di Rino Stefano Tagliaferro, rapida cavalcata sulle più importanti emozioni della vita, dalla nascita alla morte. Dei due lungometraggi presentato in queste ore, The perfect Husband (Il marito perfetto) di Lucas Pavetto è stato presentato l’anno scorso al Fantafestival di Roma mentre Handy (Mano) di Vincenzo Cosentino è un film inedito, girato in inglese col proposito di trovare un distributore americano. Dura ottantatré minuti e si avvale della partecipazione di Franco Nero. Bizzarra, e difficile la scommessa di affidare a una mano il ruolo del protagonista. Scritta, diretta e interpretata da Cosentino, la favola narra di un bambino miope che sognava leggendo i libri e che, da grande, decide di diventare scrittore, ma non ci riesce e una mano si ribella e gli si stacca dal corpo. Sostiene che da sola tutto sarà più facile e incontra un famoso scrittore che si finge cieco al quale sottopone i suoi scritti. Criticato per la scarsezza di contenuti, ed elogiato per la capacità di scrittura, Handy decide di girare il mondo, dall’Oriente alle Americhe e, per sopravvivere, accetta di lavorare in una pizzeria. Conosce anche una ragazza, Manicure, con la quale ha una relazione, ma il flirt dura poco. Coinvolto nelle lotte per i diritti civili e per la handependence delle mani, Handy capisce che da soli non si va lontano e che vivere significa confrontarsi con gli altri. Torna quindi a casa reintegrando il corpo che con due mani affronterà serenamente la vita. Fortemente didattico, con largo uso di voce narrante, il film è grazioso e a tratti divertente nella prima parte. In quella finale si perde in battaglie civili che fanno il verso ai telegiornali.
let-us-prey-posterTra i probabili candidati ai premi il film inglese Let us prey (Lasciaci cacciare) di Brian O’Malley. Una notte, in un commissariato di polizia della provincia scozzese, un agente di nuova nomina, una donna coraggiosa e leale, arresta un giovanotto che ha appena investito un uomo. La vittima è misteriosamente scomparsa, ma i fari dell’auto sono macchiati di sangue. Personaggio noto al distretto, il giovane viene chiuso in cella. La poliziotta, però, avrà molto da fare con i colleghi: un sergente fondamentalista, e una coppia di agenti in calore che fanno i propri interessi. Quando l’uomo investito si presenta spontaneamente, ma non vuole fornire la propria identità anche lui è rinchiuso in cella. E’ l’inizio del caos. L’uomo infatti sa tutto di tutti, legge nelle loro menti, e li mette di fronte ai loro errori e ai loro crimini, spingendoli al suicidio o ad atti estremi. Soltanto l’agente di nuova nomina ha la sua fiducia, e saranno i due i soli a vedere l’alba dopo una notte d’inferno. Interpretato da Liam Cunningham, Poliyanna McIntosh, Bryan Larkin, il film offre ottantotto minuti di suspense e di scontri in un quadro che dalla cronaca quotidiana si proietta in un mondo surreale dove i buoni prevalgono sui cattivi.
UntitledIn concorso anche il film americano The Well o The last Survivors (Il pozzo o Gli ultimi sopravvissuti) di Thomas S. Hammock. Girato in California, nel Mojave Desert, mostra una landa desolata dove non piove da oltre dieci anni. Carson, alla testa di un manipolo di criminali, sta uccidendo tutti i sopravvissuti per impossessarsi delle poche fonti d’acqua. In uno spazio nascosto all’interno di baracche sfondate resiste la diciassettenne Kendall che si prende cura del suo compagno. Il giovane ha difficoltà di movimento, ma sta aggiustando parte di un motore d’aereo che potrebbe salvarli. Gli eventi precipitano. La ragazza dovrà armarsi e affrontare i criminali. Dopo una prima parte di appostamenti e sotterfugi tra i resti fatiscenti di villaggi abbandonati, il film assume toni da western per sfociare in un cruento scontro finale. Lei è Haley Lu Richardson e il film dura novantacinque minuti.


I premi

Haemoo-p1Haemoo, di Shim Sung-Bo, il film della Corea del Sud che ha inaugurato il 35° Fantasporto, ha vinto Il Premio per il miglior film nella sezione Orient Express.
I premi della giuria internazionale assegnati a film della Secçᾶo Oficial de Cinema Fantᾴstico sono andati a: Liza, a rotakὕndér (Liza, la volpe magica) dell’ungherese Karol Meszaros che ha vinto il Gran Premio Fantasporto 2015 per il miglior film, e il premio per i migliori effetti speciali.
Il premio speciale della giuria è stato assegnato alla commedia horror canadese Wolfcop di Lowell Dean.
Il premio al migliore attore è stato vinto da Rupert Evans, protagonista del film irlandese The Canal (Il canale) di Ivan Kavanagh. Quello alla migliore attrice è andato a Georgia Bradley, protagonista del film britannico Hungerford di Drew Casson.
Al film cubano Habana (Avana), prodotto da Francia e Cuba, e diretto Edouard Salier è stato assegnato il Premio al miglior cortometraggio.
Nella sezione Semana dos Realizadores il premio al miglior film, una menzione d’onore per il soggetto e una menzione d’onore da parte del Premio della Critica, è andato a Bȋranȋnen li ser kevirȋ (Memorie sulla pietra). Prodotto da Germania e Iraq, il film è diretto da Shawkat Amin Kokki. Nella stessa sezione, il Premio Speciale della Giuria è stato assegnato a Hassan’s Way (Alla maniera di Hassan) / El Rayo (Il raggio) dello spagnolo Ernesto De Nova.
Miglior film del cinema portoghese è stato dichiarato Renaissance (Rinascimento) di Nuno Novo e Joᾶo Fanfas.
Infine il Premio del Pubblico è stato assegnato a Landmine goes click (La mina sta per scoppiare) del georgiano Levan Bakhia