37° Festival Internacional del Nuevo Cine Latinoamericano 2015 - Pagina 6

Stampa
PDF
Indice
37° Festival Internacional del Nuevo Cine Latinoamericano 2015
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Pagina 6
Pagina 7
Pagina 8
Pagina 9
Pagina 10
Pagina 11
Pagina 12
Tutte le pagine

Lopera del secoloLa obra del siglo (L’opera del secolo) è diretto dal trentunenne Carlos Enrique Machado Quintela ed è film che naviga nella fiction con vari interventi documentaristici. Basato cortometraggio El vuelo del mosquito, realizzato al inizio di quest’anno dallo stesso regista, è un film molto borioso con uno stile che sembra volere raccontare più la bravura dell’autore che non di una gravissima vicenda che tuttora, dopo più di trent’anni, ha strascichi molto gravi. Si parte con atmosfere da commedia per inserire man mano momenti drammatici. Nei blocchi multifamiliari della città costruita per ospitare i lavoratori addetti ad una centrale nucleare vi sono nugoli di zanzare portatrici di gravi malattie. Due campagne di fumigazione dovrebbero ripulire uno dei tanti appartamenti e, attraverso questa operazione, si inizia a parlare della centrale nucleare nata in dieci anni di lavoro (fu terminata nel 1992) frutto della cooperazione cubano-sovietica e che aveva lo scopo di dare vita al primo reattore nucleare nei Caraibi. Funzionò, data la pericolosità, per pochissimo tempo, ma ora servirebbero centoventi milioni di dollari per bonificare il tutto. La storia viene raccontata attraverso la vita di tre uomini solitari che dividono quell’appartamento e che, forse, non si rendono neppure conto della drammaticità della loro situazione. Cambio di formato dell’immagine con passaggi da quello a francobollo, dedicato alla parte documentaristica, costruzione narrativa classica un po’ superata e la sensazione che si poteva fare decisamente meglio.
AusenciaAusência (Assenza) del cinquantasettenne brasiliano Chico Teixeira è molto ben realizzato e si basa su di un dramma della quotidianità, di quelli vissuti senza clamore ma con gravi ripercussioni per i protagonisti. Una madre ancora giovane, diventata forte bevitrice dopo essere stata abbandonata dal compagno, un figlio costretto a sentirsi adulto nonostante abbia meno di quattordici anni, il fratellino che vede in lui un padre, la madre e l’unico vero amico. E’ un dramma familiare, sentimentale, sessuale vissuto quotidianamente. Attraverso una serie di momenti della vita il ragazzo scopre un mondo parallelo in cui chi tenta di raggiungere la normalità rischia di soccombere. Il giovane abbandona la scuola per guadagnare qualcosa lavorando per lo zio in un mercato di strada, condivide le sue emozioni con gli amici Mudinho e Silvinha, stabilisce un rapporto complesso - tra l’affettivo e il sessuale - con un giovane professore a cui consegna la spesa. L’assenza che dà il titolo al film è legata alla mancanza di affetto subita dal protagonista che cerca disperatamente un abbraccio della madre, lo mendica dall’insegnante e si sente sempre più solo quando la donna decide di tornare a Bahia col figlio minore lasciandolo da solo. E’ una storia ben racconta, emotivamente coinvolgente ma che dura quei venti minuti di troppo per poterla considerare realmente interessante.
caffe amaroLa sezione che come interesse si pone subito dopo quella ufficiale, è dedicata alle opere prime, qui dove i debutti nella regia non sono necessariamente da giovanissimi. Ne è una riprova un film cubano Café Amargo (Caffè amaro) diretto dal quarantasettenne Rigoberto Jiménez Hernàndez, un documentarista di ottimo livello. Ambientato in una piantagione di caffè nel 1958 mentre la Rivoluzione sta muovendo i primi passi, è tratto da una storia vera che è servita unicamente quale ispirazione agli sceneggiatori. Quattro sorelle mandano avanti la piccola attività di famiglia con ritmi uguali da sempre, poche le emozioni e una vita molto tranquilla. Si presenta alla loro porta un ribelle braccato dai militari – i suoi compagni sono stati uccisi – un giovane medico che ha abbandonato una vita comoda e agiata per il suo credo politico e sociale. Dapprima diffidano di lui che, ben presto, conquista la fiducia di tutte ma anche l’amore di una delle sorelle. Quando si accorgono di rischiare troppo, allontanano l’uomo e da qui sfocia un dramma. Il film prosegue quarant’anni dopo con le donne ormai vecchie e la spiegazione di quanto era accaduto in quel brutto giorno del 1958. Il neo regista ha molto da imparare, le attrici dicono non recitano le battute, poche sono le emozioni che si vivono anche se il film migliora notevolmente negli ultimi minuti, quando le giovani sorelle sono sostituite da esperte attrici cubane. Il film è stato realizzato con la collaborazione della Scuola di Cinema di San Antonio, forse la migliore di Cuba dopo quella de La Havana.