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15 Rome Independent Film Festival
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154-film-poster-frenchSicuramente da tenere d’occhio il giovane regista canadese Yan England che dopo tre corti di successo presso alcuni Festival ha presentato al RIFF (Rome Independent Film Festival), 15ªedizione, il lungometraggio d’esordio 1:54. Niente di nuovo sotto il sole, ma la confezione è impeccabile, il ritmo narrativo sostenuto, il tema, caro al cinema Usa, è adolescenziale tra bullismo e competizione sportiva. Narra di due sedicenni presi di mira dai compagni di liceo. Il più debole, sotto attacco, si dichiara apertamente gay: poi va in depressione e si suicida. L’altro tiene il colpo, ma quando a educazione fisica dimostra di essere il più veloce e potrebbe soffiare a uno dei bullisti l’unica candidatura per le competizioni nazionali diventa un bersaglio per il branco. E l’occasione si presenta a una festa studentesca dove Tim, dopo aver partecipato a una gara di bevute, esce ubriaco in giardino, è vittima di un gay senza scrupoli, ma soprattutto viene ripreso col telefonino dal suo rivale sportivo. E al risveglio del giorno dopo, il ricatto è servito: o smette di correre o le immagini dell’approccio gay andranno su Youtube. Non sapendo cosa fare, il ragazzo diserta gli allenamenti. Poi, incoraggiato da un’amica e dall’insegnante, decide di allenarsi di notte. E’ il più veloce, e alle qualificazioni è in testa alla corsa. Sulla linea del traguardo, però, uno dei bulli gli mostra il telefonino. Cosa fare? Vincere e fregarsene, o lasciar vincere il ricattatore? Lasciamo il finale allo spettatore, perché è più utile cogliere la denuncia del film che mostra la fragilità e la timidezza di adolescenti isolati e aggrediti dal branco, la cui protervia e il cui disprezzo verso i deboli e le minoranze, in questo caso i gay, provocano disorientamento, umiliazione e morte. Forse eccessiva la separazione tra buoni e cattivi, tuttavia il racconto tiene i 105 minuti e potrebbe entrare nel circuito commerciale.
Une jeune fille de 90 ansAll’opposto il delicato film di Valeria Bruni Tedeschi e Yann Coridian, Une jeune fille de 90 ans, (Una ragazzina di 90 anni) nella sezione International Documentary Competition, e già in concorso al Festival di Locarno. Girato presso il reparto geriatrico dell’ospedale Charles Foix d’Ivry mostra le esibizioni e la dedizione del coreografo di fama internazionale, Thierry Thieû Niang, nel condurre un laboratorio di danza con pazienti affetti da Alzheimer. Sebbene si tratti di 85 minuti girati in un interno, nel soggiorno dell’ospedale, il film si fa sempre più avvincente man mano che il coinvolgimento nella danza di persone che hanno anche problemi di mobilità riesce a risvegliare ricordi e a offrire nuove prospettive sul presente. In particolare si delinea il profilo di una novantaduenne, Blanche Moreau, che ha difficoltà a ricordare il proprio nome e la propria età, e che se ne sta in disparte tra pazienti che cantano vecchie canzoni o che danno sfogo a piccoli tic. Sappiamo da una infermiera che Blanche ha trascorso la vita tra artisti di Montparnasse, che non si è mai sposata e non ha avuto bambini. Il suo comportamento schivo, a suo modo elegante e discreto, delineano un’autonomia che pur nell’incalzare dell’Alzheimer, non ne cancella lo spirito critico che si manifesta quando osserva con distacco gli altri che cantano in coro, ed esclama: ma sempre con questa vecchia canzone! E poi, i balli col coreografo e la sua attenzione, risvegliano il sentimento d’amore, e pur nella difficoltà di esprimersi riesce a dirgli Je t’aime. Valeria Bruni Tedeschi, tre David di Donatello quale attrice protagonista, ha diretto quattro film, e questo è il suo quinto. Il coregista, Yann Coridian, autore di una decina di romanzi, è alla sua seconda regia.